Didattica del volo e storia

Breve Storia dell'Aviazione

L'aeroplano è nato con intenzioni puramente sportive: infatti, i primi pionieri del volo non avevano altro scopo che quello di staccare da terra la macchina e se stessi.
A tal fine, molti studi e progetti erano stati fatti sul finire dell'Ottocento, ma solo ai primi del Novecento si ottennero dei risultati incoraggianti, grazie al grado di perfezionamento raggiunto dal motore a scoppio che rendeva finalmente disponibile una sufficiente potenza motrice.
Le macchine dei primi pionieri erano costruite in modo empirico, con limitato uso dei metalli.
La struttura dell'ala era di legno, il rivestimento di tela.
La fusoliera spesso non esisteva, il pilota ed il motore erano allo scoperto; semplici travi di legno collegavano le ali ai timoni, alcune volte posti dinanzi all'ala.
Alla vigilia della I guerra mondiale l'aeroplano era ancora una macchina fragile, lenta, poco sicura, ma aveva già dato prova, ad esempio con i voli di Blériot e Chavez, delle sue enormi possibilità come mezzo di trasporto.
La Grande Guerra, la prima combattuta anche nei cieli, accelerò lo sviluppo dell'aeroplano e la nascita dell'industria aeronautica.
Questa industria, alla fine della guerra, si trovò a fronteggiare una crisi per la riduzione delle ordinazioni militari e si rivolse al settore, ancora non sfruttato, dei trasporti aerei civili.
I primi velivoli per trasporto passeggeri, capaci di trasportare poche persone su distanze di alcune centinaia di chilometri, erano spesso velivoli militari (bombardieri) adattati.
La tecnica costruttiva era ancora generalmente basata sul legno con rivestimento di tela.
I primi tentativi di collegamenti aerei regolari posero in evidenza la necessità per il vettore aereo di rispondere a due fondamentali requisiti: la velocità e la sicurezza. La velocità per poter battere la concorrenza degli altri mezzi, più lenti ma più economici e confortevoli; la sicurezza per ovvii motivi.

La soluzione sembrò venire dall'idrovolante e dal dirigibile, specialmente per le grandi distanze sul mare.
L'idrovolante era avvantaggiato nei confronti dell'aeroplano dalla disponibilità di ampie superfici per l'atterraggio ed il decollo (gli attuali aeroporti, con piste lunghissime, erano allora un sogno), e dalla possibilità di posarsi senza danno in mare nel caso, allora non troppo infrequente, di guasto ai motori.
Il dirigibile poteva compensare la minore velocità offrendo una migliore sistemazione ai passeggeri.
Dopo alcuni gravissimi incidenti, dovuti soprattutto all'incendio del gas di riempimento (idrogeno), l'impiego del dirigibile fu praticamente abbandonato.
L'idrovolante potè competere con l'aeroplano fino alla II Guerra Mondiale, quando questo toccò velocità di volo irraggiungibili dall'idrovolante, penalizzato dalla necessità di avere uno scafo o dei galleggianti di forma poco aerodinamica.
Negli anni '30 si diffuse la pratica della costruzione delle strutture, in particolare della fusoliera, con tubi di acciaio saldati, ricoperti poi in tela o in lamiera.


Un SM-79 chiamato IAR 79 nella versione prodotta in Romania e in Italia dalla Savoia -Marchetti durante il secondo conflitto mondiale.
Come si può vedere i motori sono in linea con una grossa sporgenza dall'ala, si tratta Junkers Jumo 211 a 12 cilindri motore a V invertita prodotto dalla tedesca Junkers Flugzeug e Motorenwerke AG, raffredato a liquido.